ESPRESSIVITA' E CONSAPEVOLEZZA: LE DUE CHIAVI D'ORO DELLO SVILUPPO PERSONALE

Crescere fa parte del destino di ogni essere vivente, ma spesso le persone incontrano ostacoli che rallentano o interrompono lo sviluppo verso la maturazione. Maturare significa “diventare ciò che si è”, attraverso un percorso che conduce ad un sempre miglior stato di ben-essere. Ben-essere come: star bene nel proprio corpo, con le proprie emozioni, con le persone che si frequentano, nell’ambiente in cui si vive.
Espressività e consapevolezza possono essere considerate le chiavi d’oro, preziose ed efficaci, che accompagnano verso le porte della crescita, nella direzione più autentica e naturale, che corrisponde alle proprie attitudini e risorse.
Valorizzare l’espressività significa far fluire liberamente e opportunamente “da dentro a fuori” le nostre spinte interne. Far emergere così ciò che in noi è unico e specifico, liberando il nostro “modo di essere al mondo”, il solo nel quale possiamo realmente stare a nostro agio, sino a poter sentire: “io sono così, parlo così, penso così, agisco così, sento così, questo sono realmente io”.
Valorizzare la consapevolezza invece, permette di entrare sempre più in contatto con quello che noi siamo realmente (sensazioni del corpo, emozioni, immaginazioni, pensieri). Significa dunque “conoscersi” attraverso la propria personale esperienza, liberi dai filtri e dalle mediazioni della cultura, dell’educazione, dei pregiudizi, delle teorie, delle opinioni.
E’ ben noto, sia alle tradizioni spirituali più antiche, sia alla moderna psicologia, che è realmente possibile un’esperienza diretta di sé stessi. Si tratta di una conoscenza coltivabile attraverso molte pratiche differenti, ma tutte rivolte a rendere più diretto, vivo e intenso, il rapporto che l’essere umano ha con sé stesso, liberando gradualmente la propria autenticità e permettendo al destino di maturare naturalmente.
La consapevolezza rende più viva e fluida la propria espressività e l’espressività intensifica l’esperienza di sé stessi, rendendoci più consapevoli.
Ecco che le due chiavi d’oro, coltivate insieme e intrecciate fra loro, possono moltiplicare i frutti della propria ricerca.

Ivan

UTOPIA FONDATA SULL'ARTE

Vedo un futuro fatto di attimi presenti. Dove le persone si muovono con il senso del ritmo, del passo, sintone con le cose che accadono dentro e attorno, capaci di accogliere ciò che si manifesta così come è.

Vedo l’arte diventare vita quotidiana, “Vivir es una obra maestra” ci ricorda Eielson; un concetto così rischioso, così carico di potenza viva e saggezza, pronunciato da una persona che ha trasformato realmente la propria vita in un’opera d’arte continua, fatta di gesti comuni, di invenzioni, di gioco, di incontri, di scambi, di creazioni, di flussi di coscienza in continuo rinnovamento.

Vedo scomparire le professioni, il lavoro, il fare condizionato, imbrigliato dentro le gabbie strettissime delle logiche economiche, politiche e sociali. Un fare ripetitivo, produttivo, reattivo. E vedo al suo posto rinascere la vitalità spontanea e creativa degli esseri veramente umani, veramente creatori, veramente divini, veramente artistici.

Vedo l’arte prendere così il posto di ogni cosa, venendo a coincidere con la vita stessa: un fare continuamente nuovo, adagiato nel flusso delle cose vive, capace di trasformare la realtà “in un mantello di velluto”, in solidificazioni bellissime della gioia. La gioia stessa del vivere, dell’esserci, del partecipare alla manifestazione, alla realtà in ascesa repentina.

Vedo persone vive, pacifiche, cooperative, amanti della vita stessa.
Vedo persone capaci di amare, espressione spontanea del loro essere al mondo.

Ivan

MARCIA MONDIALE PER LA PACE E LA NON VIOLENZA







7 novembre 2009

dalle 8.00 alle 12.00
MERATE in piazza Spontini e presso il mercato di CASATENOVO:
attività, giochi e letture per scoprire e ripercorrere con le immagini la MARCIA MONDIALE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA

dalle 12.30 alle 14.00
OASI DI GALBUSERA BIANCA
pranzo e piantumazione degli ulivi accompagnati da suggestive letture sul tema della pace e della nonviolenza (VOCI DI PACE: letture di Ivan Sirtori e Dome Bulfaro)

dalle 15.00 alle 18.00
LECCO in piazza Garibaldi
attività, giochi e letture per scoprire e ripercorrere con le immagini la MARCIA MONDIALE PER LA PACE E LA NONVIOLENZA (VOCI DI PACE: letture di Ivan Sirtori e Dome Bulfaro)

alle 18.30
LECCO in piazza Garibaldi
SIMBOLO DELLA PACE LUMINOSO

IL MIO BLUES

C Dm7
Sono un seme che nasce che muore
Em7 F7
Prende la luce cambiando colore


Am7 Ab/C5+
Sono fatto di navi che salpano
G/C F#/C5+
Bevo il vento e ne faccio capriole


F7 Fm7
Nelle stelle io conto le dita
C9 D7
Che volteggiano al canto del sole


F7 F#/C°
Sono vivo lo sento nel battito
G/C G#/C5+
Che risuona nel petto dal cuore


F7 G7
Sono stato da solo e ora volo
F7 C7
Suonando il mio blues

SOSPESO

G
Sono
Eb
Sospeso
F
Ah ah ah ah
Ab Bb
Nuvola bianca

Cm
Sono
Eb
Esteso
F
Ah ah ah ah
Ab
nel fiato del vento


Cm
Mi ritovo danzante senza limiti
Eb
Particella di fiato cosmico
F
Sento anmali calcare la mia carne
Ab Bb
Fiumi in piena che solcano la pelle

Cm
Raggi di stelle trafiggono
Eb
la fronte spaziosa che ti contiene
F
Spuntano alberi da frutto sulle dita
Ab Bb
ne raccolgo a piene mani i profumi

G
Sono
Eb
Sospeso
F
Ah ah ah ah
Ab Bb
Nuvola bianca

Ivan

SASSO NELLO STAGNO

Bb
Sasso nello stagno
Db/Bbm
s’allargano i cerchi
Gb
vedo il centro sferico
Db Ab
che SIAMO

Bb
porgo la mia mano
Db/Bbm
tocco piano piano
Gb
il cuore delle cose
Dd F
che respirano intorno a me

Gm7
digiuno nella notte
Gb5+
F/Bb
sentendo il tuo profumo
Eb

D/Gm7
trasformiamo le stanze in spazio
Db/Gm6
C/Gm4
togliendo le pareti e cielo oh oh
Eb F

Ivan

IL MONTE BARRO

Contrariamente a quanto indica il suo nome la Grigna è un
dio maschile che protegge la città mentre il Resegone è una divinità materna che abbraccia la piana e la ripara; il Barro invece è un dio minore, un monte che lega i figli ai padri e il lago al cielo.

Marzo 1959, è domenica pomeriggio…lasciamo la casa ai piedi del Barro e attraversiamo il ponte; come capita spesso in marzo soffia il vento e il cielo è azzurro.
Cammino sul ponte e stringo la mano forte di mio padre, ne ricordo ancora la consistenza e il calore. Il vento fa correre le nuvole veloci e alzare gli spruzzi sulle rive.
Stiamo andando al cinema, un western, probabilmente. La sala è vicina. Una sala nuova come il ponte. I gradini per salire in galleria, una lastra di vetro tra i gradini mi incuriosisce e mi chiedo se terrà il nostro peso. Il film dura poco, ma abbastanza perché all’uscita mi sorprenda il cielo che ha mutato colore. E’ buio. Il tempo è passato. Mentre guardavamo il film è scesa la sera e il vento di marzo ha portato nuvole e pioggia.
All’uscita ci investe l’aria fredda che scende da nord e corre sul lago. L’asfalto bagnato riflette le luci dei lampioni e i fari delle rare auto di passaggio.
E’ la prima volta che mi accorgo del tempo o almeno che ci rifletto sopra e mi viene paura. Mi stringo a mio padre che mi infila il berretto che copre le orecchie, si abbottona il cappotto grigio e mi prende per mano.
Tornando, la montagna ci sta davanti. I boschi sono già in ombra da tempo solo sopra la cresta, ad ovest, le nuvole sfilacciate che volano veloci sono ormai rosate: niente sarà più come prima.
Il monte Barro non è una montagna importante e non vi saranno state molte richieste.
Per questo credo che dopo morto gli abbiano concesso di fermarsi qui, sul Barro, nonostante fosse venuto da Milano.

Non si sentivano i rumori della città immersi nella conca verde sulla cresta. Sdraiati sulla schiena nell’erba ci rimboccavamo il cielo come una coperta e ascoltavamo il suono delle nuvole.
Alle due del pomeriggio terminava il suo lavoro in ufficio e poi salivamo per la Valle Scura.
Si inerpicava con il suo passo massiccio verso la piana, come un ciclista gregario doveva inseguire tutti quelli che sul Barro ci erano nati. Spostava le felci e l’erba alta con attenzione, cercando di riconoscere gli odori, le bianche fioriture sul terreno; tornava a casa di rado con qualche porcino, era piuttosto il giallo dei galletti a illuminare l’interno del suo tascapane di panno dove felci messe come riparo e foglie secche si appiccicavano ai gambi bluastri dei porcinelli..
Il tutto veniva poi rovesciato sul giornale aperto sul tavolo e qualche volta gli insetti correvano via sulla fòrmica verde. Tutto era pronto per il rituale della pulitura della preda da tempo immemorabile compito delle donne. Lui, con passione, aveva aderito alla schiera dei cercatori di funghi e insalate sconosciute ai cittadini: il “tam” che si avvolgeva a primavera agli arbusti del sottobosco, gli asparagi selvatici, il germoglio del pungitopo, “i rampogen” “i cascialegur”…con la sua parsimonia raccoglieva tutto e portava a casa.
Lo ricordo seduto su un sasso in una radura mentre si preparava le sigarette. Oppure grosso com’era si sdraiava
sul prato della piana, mi abbracciava e giocavamo per ore alla lotta.

Mio padre votava comunista e a all’inizio degli anni sessanta mi raccontava delle meraviglie lontane della Russia. La piana diventava una tribuna in cui i nomi di Krusciov, e Gagarin risuonavano come un’eco di una lontana speranza di cambiamento. Di rado salivamo oltre i “fae” verso le creste del Barro, amava di più la montagna bassa ricche di erbe e boschi. Le poche volte che ci spingevamo alle creste era un’impresa da ricordare e da non riferire in casa per non allarmare.
I soldati lasciavano la caserma, attraversavano il ponte e salivano in Pian Sciresa, noi li seguivamo di nascosto e, acquattati tra i cespugli, osservavamo ragazzotti ben poco marziali lanciare bombe a mano che scoppiavano una volta su tre, o sparare con il fucile e una volta sola con la mitragliatrice trascinata su, a bestemmie, per il pendio. Noi, nascosti, aspettavamo che se andassero, me ne ricordo ancora uno con le fasce slacciate avviarsi giù per il pendio, e poi scendevamo nella piana a cercare i gloriosi reperti. Altre volte sdraiati al sole era la ferita recente della guerra a rubare il tempo, e Napoli con il Vesuvio acceso per l’ultima volta riempiva l’aria del pomeriggio, e le squadriglie di bombardieri alleati sembravano oscurare il cielo sopra di noi. Mi ricordo ancora il rumore sordo degli aerei nella voce che mio padre imitava.
Sdraiati sui colli sopra la piana guardavamo la città come da un aereo, il ponte nuovo, i quartieri ancora staccati tra loro ed addossati ai campanili come a cercare riparo, officine, fabbriche rifiorivano in città e dalle acciaierie usciva il colore del ferro che dai fiumi fluiva nel lago come una ferita.

Mio nonno era invece un montanaro anche se una volta aveva traversato il mare e marciato, dietro o davanti ai generali sulle rosse sabbie dei deserti. Era nato tra la riva del lago e le creste già in territorio svizzero, aveva combattuto sui monti nella grande guerra. Una volta, mentre portava nella neve il capitano ferito sulle spalle, un cecchino austriaco gli aveva piantato una pallottola dum dum nell’anca. I figli a volte scherzando dicevano che si era issato il capitano per ripararsi e questo bastava a farlo imbestialire. Poi la prigionia a Mauthausen e la fame.
A volte riuscivano a catturare un topo e se lo mangiavano. Tornato dalla prigionia una volta aveva preso in trappola e ucciso un grosso topo. I figli scappavano nauseati dalla cucina, ma la nonna, cuoca famosa, aveva voluto far felice il suo Luigi con un arrosto profumato. Al momento del pranzo il postino goloso era arrivato seguendo il profumo. Piccione! Aveva detto la Pina, scoperchiando la pentola. Se voleva assaggiare. E il postino felice aveva spolpato una, due zampe per poi fermarsi stupito di fronte alle altre due e fuggire giù per le scale, disgustato dalla verità .
Era il più abile cercatore di funghi e quando partiva gli altri ne seguivano le tracce fino a quando lui non si fermava e si accendeva un toscano, seduto su un sasso aspettando che le spie si disperdessero.
Nonostante fosse il re della montagna e ne conoscesse ogni anfratto, non credo sia rimasto qui, non ne sento la presenza, forse l’ho annusato poco e non ne riconosco l’odore o forse a lui è stato concesso di pescare sulla riva del lago, forse la grande tinca che una mattina abbiamo visto emergere dalle alghe di smeraldo e scomparire tra mulinelli e gorghi, mentre mio nonno cercava qualcosa per catturarla.
O forse siede in compagnia degli amici alpini a raccontarsi mille volte le stesse storie

Di là dal ponte, ai piedi del Barro, c’era la mia vecchia casa, qualcuno dice fosse stata una caserma di chissà quali eserciti, altri raccontano fosse un convento.
Ne ricordo i colori scrostati, il cortile con i ciotoli, la topolino parcheggiata, il portico con la fontana e un corridoio con il laboratorio di un vetraio e l’odore forte dello stucco.
Le case circondano il Barro.
Il monte sembra nascere dai tetti e le persone non colgono discontinuità nel passaggio dagli orti ai primi boschi di carpini e castagni mischiando sulla tavola il cibo degli uomini e quello selvatico, donato dagli dei.

Ora chiudete gli occhi e immaginate i padri che escono dalle case e dal tempo e guidano fino alla cresta illuminata un allegro corteo di cani e di bambini.
Immaginateli salire per sentieri ben tracciati o appena accennati, inseguiti dal tempo e dalla notte, e scollinare oltre la cresta in un giorno finalmente senza fine.

VISIONI DEL BARRO







FILM A TORRELUNA - CAMBIO DATA

La proiezione del film LIVING LUMINARIES: la felicità è una scelta, prevista per venerdì 20 novembre viene anticipata a giovedì 19 novembre, sempre alle ore 21:00 presso TORRELUNA (via Marco D’Oggiono 15 – Oggiono).

“Living Luminaries è un film di grande qualità e successo, che presenta alcuni dei maestri spirituali più conosciuti al mondo, come Eckhart Tolle e Michael Beckwith. Mulvhill, il protagonista del film, incontra alcune delle personalità più stimolanti e significative del nostro tempo: sciamani, monaci e filosofi lo accompagnano alla scoperta dei percorsi che conducono alla felicità, una meta che ognuno di noi può raggiungere e per cui vale la pena di impegnarsi, con l’aiuto di guide così esperte. Vedere e ascoltare questi personaggi così straordinari costituisce un’esperienza emozionante e capace di realizzare vite piene e ricche di significato, liberandoci al tempo stesso dalle catene della sofferenza e della paura”

MOVIMENTO UMANISTA







Il Movimento Umanista è una realtà ideata e sviluppata dagli umanisti di questa epoca, con l'aspirazione di costruire una nazione umana universale fondata sui valori di un Nuovo Umanesimo.
E' un'organizzazione umana formata da persone che si trovano d'accordo sul fatto di mettere l'essere umano come valore centrale e si oppongono ad ogni forma di discriminazione e di violenza.
Il Movimento è nato negli anni '60 in Argentina a partire da gruppi di studio coordinati da Mario Rodriguez Cobos (Silo), pensatore e scrittore argentino. In seguito il Movimento si è diffuso su tutto il pianeta ed è ora presente in circa 100 paesi del mondo.

Idee generali del Nuovo Umanesimo
- L'essere umano come valore e preoccupazione centrale
- L'affermazione dell'uguaglianza di tutti gli esseri umani
- Il riconoscimento della diversità personale e culturale
- Lo sviluppo della conoscenza al di là di ciò che viene accettato oggi come verità assoluta
- L'affermazione della libertà di idee e di credenze
- Il rifiuto di ogni tipo di violenza e di discriminazione

www.fuoridalguscio.org

PARTITA DI CALCIO TRA FILOSOFI

Il gioco della filosofia, del libero pensiero che dice ciò che crede vero.

INTERO

Canzone dedicata a Lara, Sole Luna
abbracciata dallo Spazio che sono

INTERO

G F#/Bm F Em
D C (D/C o Bb/C) D (o G)
Ho radici nella terra che mi rendono reale
Un magnete nella pancia che danza con le cose
E una stella sull’addome che mi rende unico e forte
D C Bb/C G
Dentro il cuore un sole morbido che irradia la sua luce
Nella gola un canto alato che trasforma ciò che incontra
Nella fronte spazio limpido che accoglie il senso ovunque

C D Em A
E sul capo una fontana che zampilla fino al cielo
C D Em F
Sono vivo e lo sento rimango qui e ovunque vado
C D Em
Mi ritrovo con te, mi ritrovo in te, mi ritrovo perché
A
Siamo UNO

Ivan

IL BARRO, DINOSAURO MILLENARIO

Scritta in onore della prima Passeggiata Notturna presentata nel programma delle serate di Torreluna (sabato 10 ottobre 2009) all'interno del MetaProgetto Unibuntu - Università da Campo, guidata da Ruggero Meles e Ivan Sirtori, con un gruppo di 16 persone amiche incantate e serene.

Passo passo nella sera nera del bosco
sul collo del Barro scivolo con passo umido
una fila di lucciole umane alle spalle
odore di terra, vento a sospingere
sentiero che scende e incontra una fonte
bosco fitto risale ripido e buio
ripieno di suoni e canti e umidi corpi

Un Passo, una sosta, un vento nuovo
l’attraversata che incontra un rifugio
di roccia uterina e antica
riprendendo la via troviamo canti di grilli
e un’acquasantiera laica votata al cielo
poi il nuovo Passo che ci apre alla valle
e ci suona fiati potenti nelle orecchie
un altro pendio e siamo alla cima
del secondo corno della schiena saura del Barro

Sdraiati sulla terra col cielo negli occhi
sentiamo presente ogni cosa
dall’immobile punto che noi siamo
raccogliamo stelle con le dita
e sorseggiamo il vento con calici di nuvola

Il freddo nella pelle ci ravviva
e riprende il passo la sua strada
scendendo per la via come in danza
superiamo un bivio di trecentoventi passi
sostiamo e Ivan corre e risale il pendio grigio
ritrova la vena nella terra che il piede sta cercando
ritorna ad annunciare e il gruppo si ridesta
tornando veloce nel letto del fiume
scorre fino al belvedere che precede l’Eremo
e si riunisce grato per la gioia di un saluto

Ho visto un’aquila, mentre danzavo solo e piangevo
nella notte del bosco silenzioso del Barro
riempiva il cielo e mi parlava con voce maestosa
chiedendomi attenzione per il suo volo nel mio petto
e non sono più quello che ero nell’attimo dell’incontro magico
e non son più ciò che son stato perché vedo nel momento
ciò che è Vero

Ivan

NINNA NANNA DI GREGOR E REBECCA

Baciabbraccione
G
ti voglio tanto bene
Em C
dall’inizio dello spazio
D
alla fine dello spazio
C
Anche se siamo
G
molto lontani lontani
D C
siamo sempre vicini
Em
con i nostri cuoricini
D C
attraverso lo spazio e lo spirito
Bb C G

Chiudi in:
C7 D7 G7 rip ad lib finale blues e vocal

Testo inventato da Gregor e Rebecca
Musica di papà Ivan

ACCOGLIERE SENZA TRATTENERE

FESTIVAL MATRIX UBUNTU
Change of possibilities

Accogliere senza trattenere
riaccordarsi con l'armonia del contesto
ecopsicologia culturale artistica e umanistica
fenomenologia esistenziale
con riferimenti neoscientifici
divertimento e azione sociale responsabile
trasformazione personale nel vivere e condividere

Ivan e Davide
insieme stasera

I SEI REGNI

Esistono molteplici concetti, punti di vista, metafore, che ci permetono di guardare alla realtà umana in modo aperto, capace di sollecitare in noi l’apprendimento e procedere nella crescita personale, seguendo la nostra strada e rispettando le altre strade.
Tra questi la struttura dei 6 regni nei quali il Buddhismo Tibetano colloca tutti gli esseri viventi, a seconda della caratteristica del gioco/dramma che si trovano a vivere, quale tema fondamentale alla base della propria esperienza.

Questa riflessione si basa sugli insegnamenti di Chogyam Trungpa Tulku Rimpoche, mirabile Lama reincarnato appartenente al lignaggio di Milarepa e Padmasambava, formato a partire dai 3 anni di età come lama nella rigorosa scuola monacale buddhista, emigrato a causa dell’invasione cinese del Tibet del 1959, vissuto a lungo e fino alla morte negli stati uniti. Accompagnato dallo studio delle religioni comparate, della filosofia e della psicologia, Trungpa è stato capace di comunicare la profonda saggeza tradizionale tibetana con un linguaggio psicologico e filosofico particolarmente chiaro ed efficace per la cultura occidentale.

I 6 regni rappresentano 6 modalità globali dell’essere collegati alla vita e si possono intendere ugualmente come modalità di proiezione soggettiva dell’Ego o modalità di sogno, di gioco o di distrazione samsarica.

Il primo regno, il Regno degli Dei, rappresenta il paradiso, il modo di vivere di coloro che hanno ricchezza, successo, abbondanza e benessere da ogni punto di vista. In questo regno abbondano la speranza e la paura, il desiderio e il timore. Il dramma di fondo che sottostà al regno è la paura di perdere l’abbondanza che si possiede. Proprio perché non si E’ tale abbondanza, ma la si possiede (come successo, beni materiali, bellezza, fascino, capacità, ecc.) viene incoscientemente percepito il continuo rischio di perderla.

Il secondo regno, il Regno degli dèi gelosi, si fonda su di un atteggiamento paranoico, la paura che gli altri possano sottrarci quello che abbiamo/siamo (e che si ritiene di aver creato per sé) e la paura di non ottenere ciò che si desidera e che si sente impellente per confermare sé stessi. Così subentra la gelosia, il desiderio di possedere quello che non abbiamo e di sottrarlo agli altri. In ogni campo della vita. Il dramma su cui si basa il regno degli déi gelosi è la ricerca continua di ciò che manca.

Il terzo regno, il Regno umano, riguarda il mondo delle cose ordinarie, della vita comune, che si confronta con il suo dramma fondamentale: la lotta tra le passioni, l’alternanza e la tensione conflittuale tra le emozioni che muovono in direzioni e con forze diverse e altalentanti le azioni, i pensieri, le intenzioni, le scelte.

Il quarto regno, il Regno animale, rappresenta l’atteggiamento di chi è fortemente identificato con le proprie caratteristiche caratteriali, come un animale è totalmente incarnato nei propri istinti, e nelle proprie caratteristiche distintive. Ciò rende egocentrici, chiusi, rigidi, giudicanti e ottusi.

Il quinto regno, il Regno degli spiriti famelici si basa su di una condizione di povertà, di miseria. Il bisogno impellente che orienta gli sforzi è quello di ottenere ciò che manca, di soddisfare il bisogno di sopravvivenza, con un senso di avidità, di fame insaziabile di “altro”. L’avidità che fa da cornice orienta tutto l’agire, il pensare, il sentire. Vi è una continua “tensione verso”, un continuo ricercare e con esso un fondamentale senso di inadeguatezza.

Il sesto ed ultimo regno, il Regno dell’Inferno è costituito dal tema dell’aggressività: i pensieri, le azioni, le persone, lo spazio, tutto è carico di distruttività, di un senso claustrofobico di non avere spazio, aria, possibilità. Il dramma basilare che si vive è la lotta, il conflitto, la sopraffazione. Gli altri e l’”altro” sono parte di un continuo gioco conflittuale.

Il regno umano è un regno chiave, perché riconducendo le persone all’ordinarietà della propria vita, alla quotidianità che chiede attenzione per ogni cosa - dalla più alta alla più bassa, dalla più piacevole alla più sgradevole, da quella occasionale a quella ripetitiva, ecc.- offre una via d’accesso a qualcosa che stà oltre i regni: il rapporto diretto, sano, non nevrotico, libero dai condizionamenti e dal passato, creativo, con la realtà viva che accade ogni momento.
Cogliere l’opportunità di trascendere i regni, quando si “transita” nel regno umano, significa vedere che essi rappresentano comunque una fuga dal rapporto immediato e diretto con la realtà. I regni si rivelano per ciò che sono: una proiezione della mente, una modalità di relazione con le cose ingabbiata dentro costellazioni di credenze, abitudini, condizionamenti, regole implicite.

Solo il regno umano, con la sua incertezza, il dubbio, la confusione e l’apertura che si rende possibile, permette una certa mobilità rispetto alla forza coercitiva degli altri regni, che creano attorno una realtà così solida (dall’estremo successo della star, al dramma assoluto della guerra o della fame) da non poter essere percepita dalla mente umano altro che come appare.

Ivan

OMAGGIO AL QUINTO SETTENNIO

Oggi venerdì 16 ottobre, a casa Sirtori, alla presenza di un gruppo di una quindicina di amici, concerto di Ivan Sirtori per pianoforte e voce, in omaggio al suo quinto settennio, che si sta per completare con il prossimo compleanno del 17 dicembre 2009.

Il pieno ha costruito sulla testa
grattacieli di cristallo di sapienza

Il vuoto ha tramontato nella pancia
la sapienza trasformandola in saggezza

L'Uomo Avere piano muore
proiettato nelle cose
che dis-integrano il Sé

L'Uomo Essere nel Sé
trova
l'ordine del mondo

IL BELLO DELLA DIFFERENZA



Ebbene, capita che se un bambino è distratto o un po' troppo esuberante si pensi a subito a una qualche forma di malattia da trattare con psicofarmaci. Per frenare questa cattiva tendenza, l'associazione «Primum Non Nocere» ha promosso una campagna d'informazione culturale e sociale sul tema ADHD (Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività). Una pubblicazione è stata realizzata per l'occasione da grandi autori italiani: da Bruno Bozzetto - che ha ideato anche questo corto in flash - a Silver, passando per Giorgio Faletti, Luca Enoch, Massimo Bonfatti e molti altri.

MARCELLA DANON


www.ecopsicologia.it
www.ecosistemistudio.it




Psicologa e giornalista. Lavora dal 1990 anni nella formazione alla crescita personale e nella divulgazione scritta in campo umanistico-esistenziale.

Ha fondato ECOSISTEMI Studio per la diffusione e l’applicazione della visione umanistica e sistemica in ambito organizzativo e collabora, a questo fine, con professionisti e realtà in sintonia nella formazione aziendale.

E' docente di ruolo presso il CREA, Scuola di Counseling umanistico esistenziale, a Milano, Scuola di formazione triennale per acquisire le competenze necessarie per esercitare la professione di counselor o per svolgere con più efficacia attività di tipo relazionale.

Ha creato nel 2004 la Scuola di Ecopsicologia "Inventare il mondo", a Osnago, in provincia di Lecco, che coniuga consapevolezza personale ed etica ambientale e offre percorsi di specializzazione per psicologi, counselor, insegnanti, educatori ambientali, e percorsi introduttivi per chiunque voglia ritrovare un rapporto più profondo con se stesso e con il mondo di cui siamo tutti parte.

Ha scritto diversi libri, tra cui Ecopsicologia (Apogeo, gruppo Feltrinelli) e Counseling (Red ed.) e ha curato per 7 anni la sezione ESSERE su www.lifegate.it

IL MIO NIENTE

Eb F7
Se cade tutto cosa rimane?
Ab Bb B° G
Cade l’idea che ha generato la parola
/Cm7 Bb/ A/Cm6 /Ab7
Cade la disciplina, la volontà, l’intelligenza
F7 G7
E cade il sentimento di riconoscenza


(Giro Blues con variazione intima 1)

Riconoscere cosa a chi
se c’è solo UNO!?

Finzione del mondo duale
Io-tu, dare-avere, nascere-morire

Qui nulla esiste così
come i pensieri raccontano

Mi ritrovo nudo e libero da appoggi
Sospeso in ogni dove senza centro né confini

(Giro Blues con variazione intima 2)

E non c’è nulla da dire
da fare, da ricordare

Nulla da conservare
nulla da trasformare

Tutto è qui è lì è ovunque
Tutto diviene ed E’ eternamente

Tutto emerge e ritorna
da dove è venuto

Eb F7
Si scrivono queste parole senza memoria
Ab Bb
Ed io scuoto la testa incredulo
B° G
Ridendo e piangendo dal mio niente

Ivan

LE SETTE VIE

Percorso culturale, artistico, turistico nel territorio dell’Ecomuseo dei Monti Briantei e delle prealpi lecchesi

OSHO – Corni di Canzo – La via delle nuvole bianche
Ad ognuno il suo passo, tra sentieri, ferrate e scalate
Ad ognuno la ricerca del percorso, mosso dalle nuvole del cielo

GIORDANO BRUNO – Moregallo - L'alchimia interiore
Perso negli anfratti, tra i canaloni e le creste
Trasformo la terra in cielo il cielo in terra
E sono l’alchimista ponte tra le dimensioni

TOLLE – Cornizzolo – Il potere di adesso
Sulla cima ad osservare, ogni cosa come è e come appare
Immobile trovo il potere dell’ora

LAO TZU – Grigna – Agire il non agire
Vago tra le guglie selvagge, selvaggio,
Misuro il passo ad ogni incontro, ogni cosa è mio maestro
abito le pietre e il loro incontro con il cielo
mosso dal vento, sono non essendo, lasciando essere l’Essere

TRUNGPA – Corno Birone – La pazza saggezza
Danzando sul balcone di roccia, ululando alla luna
Mi osservo folle saggio tessere canti e incantesimi

CRISTO – Resegone – Ama ciò che è tuo è prossimo
Tra le crescte ad ogni passo con il cuore aperto
benedico ogni masso e lo amo e lo curo

BUDDHA – Monte Barro – Il non attaccamento
Dall’alto e dal basso, dai punti cardinali, vengono le genti a sostare ad ascoltare
prive di pensiero e direzione, lasciano corazze e trovano chiarezza

Festival rivolto al bambino interiore

A TUTTE LE DONNE E AI LORO UOMINI

A voi streghe e a voi cavalieri. Meditate.

Un giorno, il giovane re Artù fu catturato ed imprigionato dal sovrano di un regno vicino. Mosso a compassione dalla gioia di vivere del giovane, piuttosto che ucciderlo, gli offrì la liberta',
a patto, però, che rispondesse ad un quesito molto difficile:

"Cosa vogliono veramente le donne?"

Artù avrebbe avuto a disposizione un anno, trascorso il quale,nel caso in cui non avesse trovato una risposta, sarebbe stato ucciso. Un quesito simile avrebbe sicuramente lasciato perplesso anche il più saggio fra gli uomini ed al giovane Artù sembrò una sfida impossibile, tuttavia, avendo come unica alternativa la morte, Artù accettò la proposta, e fece ritorno al suo regno. Ivi giunto, iniziò a interrogare chiunque: la principessa, le prostitute, i sacerdoti, i saggi, le damigelle di corte e via dicendo, ma nessuno seppe dargli una risposta soddisfacente. Ciò che la maggior parte della gente gli suggeriva era di consultare una vecchia strega, poiché solo lei avrebbe potuto fornire la risposta, ma a caro prezzo, dato che la strega era famosa in tutto il regno, per gli esorbitanti compensi che chiedeva per i suoi consulti. Il tempo passò... e giunse l'ultimo giorno dell'anno prestabilito, così che Artù non ebbe altra scelta che andare a parlare con la vecchia strega, che accettò di rispondere alla domanda, solo al patto di ottenere la mano di Gawain, il piu nobile dei Cavalieri della Tavola Rotonda, nonchè migliore amico di Artù! Il giovane Artù provò orrore a quella prospettiva... la strega aveva una gobba ad uncino, era orrenda, aveva un solo dente, puzzava di acqua di fogna e spesso faceva anche dei rumori osceni! Non aveva mai incontrato una creatura tanto ripugnante. Percio si rifiutò di accettare di pagare quel prezzo e condannare,cosi', l'amico a sobbarcarsi un simile fardello! Gawain,venuto al corrente della proposta, volle parlare ad Artù dicendogli: che nessun sacrificio era troppo grande per salvare la vita del suo re e la tavola rotonda, e che quindi avrebbe accettato, di buon grado, di sposare la strega . Il loro matrimonio fu pertanto proclamato, e la strega finalmente rispose alla domanda: "Ciò che una donna vuole veramente : è : essere padrona della propria vita". Tutti concordarono sul fatto che dalla bocca della strega era uscita senz' altro una grande verità e che sicuramente la vita di Artù sarebbe stata risparmiata. Infatti il sovrano del regno vicino risparmiò la vita ad Artù, e gli garantì piena libertà. Ma che matrimonio avrebbero avuto Gawain e la strega? Artù si sentiva lacerato fra sollievo ed angoscia, mentre Gawain si comportava come sempre, gentile e cortese. La strega al contrario esibì le sue peggiori maniere... mangiava con le mani, ruttava e petava, mettendo tutti a disagio. La prima notte di nozze era vicina, e Gawain si preparava a trascorrere una nottata orribile, ma alla fine prese il coraggio a due mani, ed entrò nella camera da letto, ma ... che razza di vista lo attendeva! Dinnanzi a lui, discinta, sul talamo nuziale, giaceva semplicemente la più bella donna che avesse mai visto! Gawain rimase allibito, e non appena ritrovò l'uso della parola (il che accadde dopo diversi minuti), chiese alla strega cosa le fosse accaduto. La strega rispose che era stato talmente galante con lei quando si trovava nella sua forma repellente, che aveva deciso di mostrarglisi nel suo altro aspetto, e che per la metà del tempo sarebbe rimasta così, mentre per l'altra metà, sarebbe tornata la vecchiaccia orribile di prima. A questo punto la strega chiese a Gawain quale dei due aspetti avrebbe voluto che ella assumesse di giorno, ... e quale di notte. Che scelta crudele! Gawain iniziò a pensare all'alternativa che gli si prospettava: una donna meravigliosa al suo fianco durante il giorno, quando era con i suoi amici, ed una stregaccia orripilante la notte? O forse la compagnia della stregaccia di giorno e una fanciulla incantevole di notte, con cui dividere i momenti di intimità? Voi cosa avreste fatto? La scelta di Gawain è distante solo un paio di righe... ma non leggete, finchè non avrete fatto la vostra scelta!

Il nobile Gawain disse alla strega che avrebbe lasciato a lei la possibilità di decidere per se stessa. Sentendo ciò, la strega gli sorrise, e gli annunciò che sarebbe rimasta bellissima per tutto il tempo, proprio perchè Gawain l'aveva rispettata, e l'aveva lasciata essere padrona di se stessa!

GRUPPO SENZA PRECEDENTI

E' sospeso l'incontro del 14 ottobre a data da definirsi. Stiamo prendendo accordi con il gruppo di Bergamo per conoscerci durante un sabato pomeriggio.Sarete informati.

INTERVISTA A JOE DISPENZA

Joe Dispenza ha conseguito il diploma di chiropratico alla Life University di Atlanta, Georgia (USA). Dopo il training universitario in biochimica, la pratica e gli studi successivi alla laurea si sono svolti nei campi della neurologia, neurofisiologia, e funzionamento del cervello. Joe Dispenza è autore di diversi articoli scientifici sulla stretta relazione presente tra chimica del cervello, neurofisiologia, e biologia, e il loro ruolo nella salute fisica. Egli è uno dei ricercatori e insegnanti che compaiono nel film What the Bleep Do We Know!? (BLEEP - Ma che... bip... Sappiamo Veramente!?), vincitore di diversi premi. Apprezzato conferenziere, Joe Dispenza è noto per il suo brillante, colloquiale modo di presentare concetti scientifici ad uditori profani.
Nel dicembre 1999 il dott. Joe Dispenza, da molti anni studente della Scuola di Illuminazione di Ramtha (RSE), ha partecipato come rappresentante della scuola al Parlamento Mondiale delle Religioni che si è svolto a Città del Capo in Sudafrica.

L'UNIVERSO ELEGANTE - SUPERSTRINGHE, DIMENSIONI NASCOSTE E LA RICERCA DELLA REALTA' ULTIMA

Oggi fisici e matematici lavorano a una delle più ambiziose teorie mai proposte: la teoria delle stringhe. Grazie a essa, lo scontro secolare tra le leggi del grande (la relatività generale) e le leggi del piccolo (la meccanica dei quanti) viene superato a vantaggio di una superiore unità, basata sull'affermazione che tutti gli eventi dell'universo nascono da un'unica entità: microscopici cicli di energia nascosti nel cuore della materia. Per questa capacità di unificare tutte le forze della natura, la teoria delle stringhe è stata definita "la teoria di ogni cosa".



Il seguito del video su www.youtube.com

SARA MUNARI E LA STAZIONE FOTOGRAFICA

Sara Munari
Nasce a Milano nel 72. Vive e lavora a Lecco.Studia fotografia all'Isfav di Padova dove si diploma come fotografa professionista. Apre, nel 2001, LA STAZIONE FOTOGRAFICA, Studio e galleria per esposizioni fotografiche e corsi, nel quale svolge la sua attività di fotografa. Docente di Storia della fotografia presso l'Istituto Italiano di fotografia di Milano e di comunicazione visiva e tecnica
fotografica presso l'Isgmd di Lecco. Collabora con l'Università Cattolica di Milano per alcune pubblicazioni. Dal 2005 al 2008 è direttore artistico di Leccoimmagifestival per il quale organizza mostre di grandi autori della fotografia Italiana e giovani autori di tutta Europa. Organizza workshop con autori di rilievi nel panorama nazionale. Partecipa nel 2008 al premio S.Fedele. Espone in Italia ed Europa presso gallerie e musei d'arte contemporanea. Fa parte dell'Archivio
Nazionale di fotografia e di quello dell'Università Tor Vergata a Roma.
Collabora dal 2009 con Robindart Factory.

www.saramunari.it

PAOLO MOTTANA E L'ISTITUTO DI RICERCHE IMMAGINALI E SIMBOLICHE

La “pedagogia immaginale” -in cui il termine immaginale individua quella regione delle immagini che non sono primariamente frutto della mente umana, ma visioni, figure, simboli e archetipi provenienti da un altrove trascendente la cognizione razionale, secondo la lezione di Henry Corbin, invita ad un’autentica sovversione della postura che il soggetto intrattiene nei confronti del mondo.
Ciò a cui si mira attraverso un tale rivolgimento è una ricomposizione tra soggetto e oggetto, in cui il primo possa arrivare al riconoscimento di una partecipazione e di un’appartenenza fondamentale al secondo. Un riconoscimento andato perduto in virtù della posizione eroica e dominatrice che la coscienza diurna, analitica, separativa dell’uomo ha im-posto alle cose, dimenticando di esserne parte, distaccandosi da esse.
In tal modo si può riapprossimare quella interconnessione e reticolare corrispondenza analogica di tutte le cose che i saperi ermetici hanno sempre considerato la condizione primaria della vita nel cosmo. Occorre ritrovare uno sguardo che abbia compiuto la sua opera immaginativa di riconnessione con l’Anima Mundi, la linfa vitale che attraversa e collega ciascuna cosa all’altra. Un tale sguardo è custodito da quegli artisti la cui visione ha fatto emergere dalla superficie delle cose il loro sfondo e la loro fodera invisibile, cioè il tessuto dei rapporti soggiacenti che le radicano e le orientano, compiendo in tal modo un atto di ritrovamento, una scoperta.
La ripetizione, l’imitazione guidata dell’atteggiamento che ha prodotto tali visioni, e dunque l’esercizio di contemplazione, meditazione e riflessione intorno alle loro opere, diventa il principio e il fulcro della formazione immaginale. Una formazione attraverso la quale venga restituita la piena percezione di quei rapporti d’interdipendenza smarriti da uno sguardo disancorato, smarrito, esiliato.
Affidarsi a tali opere segna la via di un’educazione controcorrente, orientata da un principio di sottrazione, di reversione, di diminuzione, di arretramento dell’ego dominatore in funzione della salvaguardia della Terra, fisica e immaginale, e dunque di quel sostrato elementare in assenza del quale nessuna operatività è possibile.
L’operatività che si esercita in questo apprendistato è rispettosa, capace di ri-guardo verso l’altro-di-cui-sono-parte, ogni intenzione predatrice viene deposta, viene accantonato il modo pre-giudiziale di osservare il mondo per lasciare spazio ad una “visione secondo natura” attraverso la quale si possa tornare a percepire l’intrinseca finalità riposta in ogni cosa, e dunque a intercettarne in anticipo l’aspirazione a manifestarsi, a sentirsi impegnati poi a rendere possibile la cura del suo fruttificare, come nel lavoro della vigna, prototipo di ogni alleanza fra uomo e natura.
Solo a questo patto , e con tutte le conseguenze che sul piano di una rinnovata pragmatica educativa se ne può trarre, si può immaginare un’autentica sovversione del rapporto con il mondo. Esso ci richiede oggi uno sguardo attento e risanatore, e la cura che ne scaturisce si rende contemporaneamente strumento di autoguarigione. E’ tempo per deporre ogni immaginario dislocato sull’asse delle analisi e delle categorizzazioni, per riscoprire le forme di intreccio immaginale profondo che lasciano dimorare le cose nel loro luogo, pregne del potenziale simbolico e moltiplicativo di cui si tratta pazientemente e ostinatamente di recuperare e rivelare le figure.

Informazioni dettagliate sulle iniziative dell’Associazione I.R.I.S. nel sito
www.immaginale.it

LEGGERE, CON CURA 2010 seconda edizione

“Leggere, con cura” 2010 è uno dei progetti di punta di PoesiaPresente, prima e unica stagione poetica in Italia, giunta alla quarta edizione. Non a caso una delle serate di poesia internazionale di PoesiaPresente 2010, in cartellone al Teatro Filodrammatici di Milano in data giovedì 19 aprile ore 21, avrà lo stesso titolo -Leggere con cura- e diventerà l’occasione per divulgare pubblicamente, al di fuori delle sedi ospedaliere, quanto realizzato nell’ospedale delle città in cui si intende operare: Milano, Monza, Lecco e Lugano. Per ogni città è stato scelto un poeta di riferimento, abitante e responsabile poetico della città in cui vive, che svilupperà con l’Ospedale le modalità e i luoghi più opportuni di applicare la poesia come terapia. I poeti Patrizia Gioia (per Milano), Dome Bulfaro (per Monza), Ivan Sirtori (per Lecco) e Fabiano Alborghetti (per Lugano) stanno attualmente creando i presupposti ideali per avviare con il rispettivo ospedale il proprio “Leggere con cura”.

In colaborazione con Associazione Mille Gru, Robindart Factory, Fondazione Arbor

IL FIORE DEL NIRVANA - INTERVISTA A DIECI ILLUMINATI

Tratto dal video IL FIORE DEL NIRVANA edito da Macro Video. Gli altrispezzoni sono disponibili su www.youtube.com

MEDIATORI NATURALI SUL MONTE BARRO





E' iniziata sabato 3 ottobre l'operatività del progetto Mediatori Naturali, curato da Robindart Factory, entro il metaprogetto Unibuntu.
Il Monte Barro al centro di una indagine da parte di un gruppo multidisciplinare interessato a creare una pubblicazione multimediale che racconterà alcuni dei Mediatori Naturali del Barro attraverso differenti prospettive: filosofica, narrativa, poetica, visuale, musicale, fotografica, filmica.

Il concetto di Mediatore Naturale rimanda alla capacità che hanno certi luoghi o elementi della natura e del paesaggio di favorire la conciliazione con sé stessi, attivando la capacità di autoascolto e la pacificazione dei micro conflitti interiori.

Il progetto prevede molteplici sopralluoghi sul Monte Barro e la successiva realizzazione di testi, fotografie e video che permettano al pubblico di avere uno sguardo molteplice e ricco sui luoghi del Barro che hanno un particolare potere suggestivo, nei termini descritti dal concetto di Mediatore Naturale.
Un lavoro di tipo culturale, ma anche con risvolti turistici, che ha l’intento di contribuire ad arricchirela relazione tra persone e luoghi in un’ottica ecopsicologica (promozione contemporanea dello sviluppo personale e della coscienza ambientale) e valorizzare l’ambiente naturale, arricchendone e approfondendone la fruizione.

Collaborano al progetto:
- Ivan Sirtori, psicologo, poeta, socio Torreluna, fondatore Robindart Factory
- Lara Elli, social manager, formatrice, socia Torreluna, fondatrice Robindart Factory
- Davide Giuseppe Mauri, artista, fondatore Robindart Factory
- Mario Casalone, collaboratore Crams Lecco, musicista compositore
- Ruggero Meles, alpinista, scrittore di libri di montagna
- Leonardo Lenzi, teologo, bioeticista, docente Università Cattolica di Milano
- Salvatore Bellocco, imprenditore (GDS Communication)
- Sara Munari, artista, fotografa



AZIONE POETICA per le ELEZIONI PROVINCIALI LECCHESI 2009

Azione poetica in formato cartolina, realizzata da Robindart Factory, in collaborazione con il Crams di Lecco, in occasione delle elezioni provinciali lecchesi del 2009 e all'interno del festival Din Don D'Arte 2009, quinta edizione.

Grafica di officinesirtori.net

BRIANZA FILM CORTO per "CELLULA STAMINALE DGM"

Il video documentario realizzato dagli amici del Festival Brianza Film Corto nel 2007 come "Manifesto" della prima edizione, sul tema della censura dell'opera d'arte Cellula Staminale DGM, proposta da Davide Giuseppe Mauri all'interno del Festival Din Don D'Arte, terza edizione, presso Villa Bertarelli a Galbiate.

LEGGERE, CON CURA una poesia al giorno

"Leggere, con cura" è un progetto nato come "terapia della riconciliazione" con la
malattia attraverso la somministrazione di una delle medicine naturali più curative
che l’uomo abbia mai inventato: la Poesia.
Il progetto pilota è stato realizzato presso l’Ospedale “A. Manzoni” di Lecco nell’ambito della manifestazione “Din Don D’Arte 2009 - Genti in viaggio” in co-creazione con PoesiaPresente. Attraverso il personale dell’ AVO sono state somministrate ai degenti nei reparti di ortopedia e di riabilitazione cardiologica, poesie, una al giorno, inerente il tema della cura e della conciliazione.
Le poesie, oltre ad essere distribuite, sono state collocate al bancone della reception e nella sala d’attesa del pronto soccorso.
L’ultimo giorno nella hall dell’Ospedale, a compimento del percorso avviato con la
distribuzione delle poesie terapeutiche, si è realizzato un reading poetico non
invasivo (quasi un sottofondo) di tre ore, dalle 9 alle 12, in linea con i temi proposti nei giorni precedenti.

Progetto ideato e a cura di Ivan Sirtori e Dome Bulfaro
Organizzazioni promotrici: Robindart factory di Oggiono e Mille Gru di Monza
In collaborazione con: Associazione La Cura. Marina.Venere.Colombo, AVO Lecco, Azienda Ospedaliera di Lecco.

RAMTHA - INITIATION AND KNOWLEDGE

L'ALBERO DELLE GENTI IN VIAGGIO


Video realizzato da Robindart Factory e Salvatore Bellocco di GDS Communication, presentato a Din Don D'Arte 2009 - Genti in viaggio, quinta edizione, presso Villa Bertarelli a Galbiate.

BARRO, MONTAGNA DELLE GENTI

Il Monte Barro è una piccola montagna di 922 m.. situata a sud di Lecco.
Tra le montagne che circondano Lecco e il suo territorio il Barro è sicuramente un dio minore. Non ha la maestosità del Resegone e nemmeno si alza verso il cielo con l’eleganza della Grigna Meridionale, potremmo definire il Barro un piccolo monte che lega i figli ai padri e il lago al cielo o anche una montagna adatta alla meditazione.
Il Barro è circondato da un territorio altamente antropizzato e i confini tra “domestico” e “selvatico” sono spesso confusi. Una ragnatela di sentieri disegna i suoi fianchi e, oltre all’Eremo e alle sedi del Parco Regionale del Monte Barro, anche numerose baite sono diventate luogo di convivialità.
Le case lo circondano e il monte sembra nascere dai tetti.
Gli anziani che abitano le sue pendici non colgono discontinuità nel passaggio dagli orti ai primi boschi di carpini e castagni mischiando sulla tavola il cibo degli uomini e quello selvatico, donato dalle divinità del luogo.
La posizione del Monte Barro, situato nel mezzo di una conca e circondato dai comuni di Lecco, Galbiate, Oggiono, Pescate, Valmadrera, Civate, Malgrate, Garlate lo rende un palcoscenico naturale in grado di ospitare eventi visibili alla platea di centomila abitanti che lo circondano. Un palcoscenico in grado di ospitare teatro, musica o una galleria d’arte a cielo aperto o ancora amplificare le voci di “saggi” e filosofi .
Un network di associazioni artistiche, culturali, in gran parte operanti nel terzo settore hanno dato il via a partire dal 2008 ad attività culturali che mirano a trasformare questa piccola montagna domestica in un luogo simbolo dove sperimentare la capacità dell’arte di essere un motore di trasformazione sociale responsabile, capace di favorire l’integrazione delle comunità che vivono alle sue pendici. La precoce vocazione industriale dell’area ha portato nel corso dei secoli scorsi ad una scarsa valorizzazione del territorio dal punto di vista paesaggistico.
Gli eventi artistici e culturali che vengono proposti sono pensati con l’intento di indurre gli abitanti a rivolgere uno sguardo nuovo al territorio, capace di ri/percepirne la bellezza e la capacità di essere “mediatori naturali” in grado di favorire la “conciliazione con sé stessi e con gli altri”.

Ruggero Meles

I PRATI DELLA CORNA

Il primo luogo del Monte Barro che vogliamo offrire agli occhi e alle gambe degli abitanti in platea sono i Prati della Corna. Vi si accede facilmente con lo sguardo da qualsiasi punto di Lecco, Garlate, Pescate e da parte di Vercurago, Olginate e Calolziocorte.
Da Lecco basta alzare gli occhi e percorrere il profilo della cresta ovest, dopo una prima punta e un canalone che taglia la parete nord, si vede la punta che ospita i Prati della Corna. Anche se leggermente meno elevata della cima del Barro, tende a mostrarsi come la vera vetta della montagna.
Da Vercurago, Olginate, e Garlate appare come un altare che si spinge nel cielo, quasi a rispondere al Forcellino che si affaccia dai Piani Resinelli sul versante opposto.

Esercizi (da svolgere preferibilmente nelle giornate con vento e senza tempo):

1) Appena usciti di casa al mattino (ciascuno ha la sua alba, fortunati quelli che sono in sincronia con il sorgere del sole tra Resegone e Monte Magnodeno) alzare lo guardo verso le pendici del Barro. Raccomandiamo di alzarlo con pigrizia, cecando di scoprire particolari mai visti come una macchia di colore nuovo, il profilo di una roccia o un particolare rapporto luminoso tra primo piano e sfondo.
Subito dopo la vetta della Grigna Meridionale sono le creste del Barro ad essere illuminate dalla luce del sole. Accarezzate la cresta con lo sguardo e arrivate fino ai Prati della Corna.
Sappiate che anche voi in quel preciso momento sarete guardati, prima di tutto dallo sguardo severo delle rocce, poi dagli occhi miti delle betulle e da quelli più duri dei carpini e infine da tutti gli altri piccoli sguardi dei singoli fili d’erba. Se sentite una fitta non preoccupatevi sono gli occhi dei rapaci che nidificano sulle rocce poco sotto i Prati della Corna.
Preoccupatevi invece degli sguardi dei druidi Celti che cercano di capire e di limitare i danni che gli uomini costruiscono tra lago e monte e più ancora di quello dei cacciatori Goti che si affacciano in cerca di prede nella vallata.

2) Poco prima della pausa di mezzogiorno, in piena attività lavorativa, alzate di nuovo lo sguardo. Fatelo con lentezza, ma arrivati alla cresta, subito a sinistra del grande canalone, non fermatevi, ma continuate a salire e ad inoltrarlo nel cielo. Cercate di vedere qualcosa in volo, uccelli, parapendii, aerei, ma soprattutto nuvole e leggetene con cura le forme. Poi scendete, atterrate sui Prati della Corna, camminate sull’esile traccia di sentiero che attraversa i prati, sfiorate la betulla che custodisce il riparo in granito erratico e, arrivati sulla punta che si spalanca sulla città e sui paesi, guardatevi assorti nell’azione di guardare la cresta.

3) Non guardate il Barro al tramonto, guardatelo dopo, quando è diventato una lavagna scura e cercate di ridisegnarne forme e colori. Poi risalite sui Prati della Corna e cercate di individuare dietro quale luce vi state nascondendo, giù tra le case degli uomini.

4) Ultimo esercizio, da svolgere solo in caso di brutto tempo, con pioggia, vento e nuvole basse che passano attorno alla cresta. Non c’è nemmeno bisogno di guardare. Staccate gli occhi dal lavoro che state facendo e guardate brevemente il soffitto e immaginate di là da quello di essere sulla cresta. Sentite la pioggia bagnarvi, il vento muovervi i capelli (se ne avete ancora!), guardate le nuvole passare tra voi e la città. Accovacciatevi per sentire meno il freddo. Cercate un riparo dietro un albero o una roccia e infine sorridete o piangete o fate tutte e due le cose insieme.

Se qualcuno non si accontenta di salire con gli occhi e vuole che le gambe vi accompagnino dal vostro sguardo, avete tre strade per farlo.
Cercheremo di spiegarvele in modo non approfondito affinché possiate rischiare di perdervi e provare poi la gioia di ritrovare il sentiero.
Da lecco salite a Pian Sciresa, da lì puntate al Sasso della Vecchia. Arrivati sotto il Sasso chiedete da che parte andare. Qualcuno vi indicherà un sentiero sulla sinistra( guardando il sasso). Se chiedete e nessuno vi risponde, tornate a casa, vuol dire che non è il giorno giusto.
Il sentiero sale ripido, molto ripido e ad ogni tornante fermatevi a guardare l’orizzonte che si amplia. Dovrete salire lentamente, altrimenti il sentiero si potrebbe allungare o semplicemente scomparire. Quando arriverete ad un villaggio di betulle vorrà dire che siete arrivati.
Per i più pigri salite dall’Eremo del Barro verso la croce, superato un colletto, salite ancora, ad un certo punto si intravvedono dei sentieri che conducono a sinistra (guardando la vetta!). Uno di quelli vi porterà sul sentiero delle Creste fino ai Prati della Corna.
Chi invece ama camminare può seguire tutte le creste da Galbiate, prima o poi arriverà ai Prati della Corna. Qualora non si accorgesse di essere arrivato vuol dire che non è ancora pronto.
Buon viaggio.

Ruggero Meles

TORRELUNA









Torreluna: partner per lo sviluppo di persone e organizzazioni.

L'intervento di Torreluna è centrato sulla persona e sullo sviluppo delle potenzialità individuali.
Accompagnamo ciascuna persona in percorsi di apprendimento che innescano un potenziamento delle competenze e delle risorse individuali.
Incidiamo sul sistema-organizzazione innalzando la qualità delle relazioni e favorendo salti di qualità culturali ed organizzativi.
Progettiamo formazione - intervento tenendo conto dell'intero sistema organizzativo ed abilitando nuovi patti tra persona e organizzazione.

www.torreluna.com

ARCI LECCO










E’ dal settembre 2006 che il Comitato Provinciale Arci Lecco si è impegnato nella realizzazione di una serie di iniziative artistiche volte ad incrementare l’attenzione sul lavoro svolto daigiovani artisti del territorio lecchese , alla promozione delle attività realizzatein campo artistico dalle associazioni Arci e Bjcem ed alla formazione di un circuito artistico alternativo.

www.arcilecco.it

PATRIZIA GIOIA e SpazioStudio









Patrizia Gioia è nata a Milano, dove vive e opera. Le sue immagini sono diventate parte dell’immaginario collettivo (packaging - mock-up).
In questi ultimi anni ha voluto sperimentarsi in quello che lei ha definito "design simbolico", un nuovo modo di relegare creativamente mente-mano-cuore, servendosi di tutte le moderne tecnologie ma senza divenirne schiava perché "è nel fare che ci si fa", dice Patrizia Gioia "nel profondo significato dove non esiste separazione alcuna tra chi siamo e quello che facciamo".
In parallelo si è sempre dedicata alla scrittura ed alla poesia, mai separate dalle immagini evocate che l’hanno condotta a modellare forme con creta e cartapesta, ad utilizzare materiali trovati, a dipingere con colori e terre, olio, acquarelli, tempere, acrilici, matite, gessi e cere, a ritagliare da giornali, da vecchie fotografie e vecchi libri, facendo nascere ogni volta "qualcosa di cui sorprendersi e che ci trasforma".
Appassionata del pensiero e dell’opera di Hesse, della poesia di Rilke e della Szymborska, dell’utopia e del disincanto di Claudio Magris, delle vigorose scoperte della fisica quantistica, si è addentrata da seria autodidatta nello studio della psicologia analitica in generale ed in particolare in quella di Carl Gustav Jung che l’ha via via indotta ad aprirsi alla ricerca ed alla comprensione dell’intuizione del pensiero mistico religioso occidentale ed orientale, all’alchimia, alla fiaba, al sogno e all’arte oracolare de I Ching, dei Tarocchi, dell’Astrologia umanistica, conoscenze dimenticate o svilite e trasformate in rattrappite forme di sterile predizione del futuro, fortemente necessarie invece per recuperare la propria potenzialità intuitiva indirizzandola verso la scoperta della capacità di discernere un modello di ordine al di sotto dell’apparente confusione, ridando così alla nostra vita il Senso del sacro andato perduto ed una spinta al divenire creativo in armonia col ritmo della vita.
Una conoscenza quindi non solo intellettuale ma continuamente viva ed esperibile.
Patrizia Gioia si dedica ora particolarmente a ultimamente alla creazione di oggetti per musei, manifestazioni culturali, alla scrittura di testi per pubblicazioni di settore d’arte e poesia, alla scrittura di testi di presentazione di mostre e di artisti, alla cura, organizzazione e realizzazione di mostre, convegni, e giornate di studio alla ricerca di "senso".
Nel 2000 apre e cura a Milano SpazioStudio.




SpazioStudio, nato dall’idea di Patrizia Gioia, è oggi al suo ottavo anno di vita.
Il tema conduttore che lo anima è quello di stimolare i valori ideali insiti
ed esperibili in ognuno, una Conoscenza non solo intellettuale ma esperienziale
e trasformativa, come la vera Cultura è. Si occupa principalmente di creare
ed organizzare mostre, letture poetiche, incontri a tema, presentazione di libri
e giornate di lavoro per aiutare il dialogo, interculturale e interreligioso,
in una fertile contaminazione tra le varie forme del sapere razionale (scienze)
inseparabili dall’intuizione e dal sentimento (arti).

www.spaziostudio.net

RUGGERO GUARDA IN ALTO















Un richiamo
per chi ama
guardare in alto

ULTIMA LEZIONE (DI VITA)



L'ultima lezione tenuta da Randolph Frederick Pausch, professore di informatica all'Università di Pittsburgh (Pennsylvania) consapevole di stare morendo a causa di cancro al pancreas.

I PARADIGMI DI RIFERIMENTO

Ecco in essenza i quattro fondamentali paradigmi di riferimento delle azioni del meta-progetto Unibuntu - Università da Campo:

FENOMENOLOGICO

Orienta lo sguardo verso la realtà "così come è", attraverso l'importanza data alla percezione libera da costrutti teorici, filosofici, scientifici, per porsi di fronte ai fenomeni con sguardo aperto che rinuncia al "sapere" per "com-partecipare" del fenomeno, conoscendolo attraverso la relazione con esso.
E' l'approccio che sta alla base di metodi da noi usati e sviluppati, quali: le Costellazioni Familiari, la Conciliazione, la Meditazione.

ESISTENZIALE

Rivolge l'attenzione agli aspetti quotidiani e condivisi dell'esistenza umana: le emozioni, le relazioni interpersonali, il rapporto con la morte, la capacità di apprendere, l'aspirazione a trascendere i propri limiti ed evolvere.

ECOPSICOLOGICO

Per una psicologia del Noi, dove l'Io si decentra per fare spazio al contesto ecologico (interno ed esterno) e alla relazione dinamica tra IO e AMBIENTE. Sviluppo personale e coscienza ambientale divengono così due estremi dello stesso continuum, due manifestazioni della stessa essenza.

NEOSCIENTIFICO

Tiene in considerazione le illuminanti consapevolezze acquisite negli ultimi decenni (ed entrate in sintonia e convergenza negli ultimi anni)di tre grandi branche della scienza contemporanea: fisica quantistica, neuroscienze e biologia cellulare.
Considera la conoscenza (dell'essenza) come uno strumento di trasformazione della coscienza.

Ivan

SURRENDER- ARRENDERSI

MDI AL TEATRO DAL VERME

REBUS. Per interrogarsi sui confini tra le musiche di ieri, di oggi e di domani. Alla sala piccola del Teatro Dal Verme di Milano, 27 ottobre 2008.
Con un intervento installativo di Robindart Factory.




MDI Ensemble.
Sonia Formenti, flauto
Paolo Casiraghi, clarinetto
Carlotta Conrado, violino
Franziska Schoetesack, violino
Paolo Fumagalli, viola
Giorgio Casati, violoncello
Luca Ieracitano, pianoforte
Simone Beneventi, percussioni
Agon, regia del suono
Carlo Goldstein, direttore

Il programma proposto:

Claude Debussy Syrinx per flauto solo
Robert HP Platz Senko Hana Bi per flauto e clarinetto
Akira Miyhoshi Hommage per flauto, violino e pianoforte
Igor Stravinsky Tre Pezzi per clarinetto solo
Sylvano Bussotti Prhase à trois per violino, viola e violoncello
György Kurtág Hommage à R. Sch. per clarinetto, viola e pianoforte
Luciano Berio Le mots sont alles per violoncello solo
Anton Webern Drei kleine Stücke op.11 per violoncello e pianoforte
Franco Donatoni Cerocchi 70’ per clarinetto, violoncello e pianoforte
Gabriele Manca Acromatopsia II per clarinetto, viola, violoncello e pianoforte
Gérard Pésson Rebus per flauto, clarinetto, violino, viola e violoncello

Introducono Oreste Bossini e Paolo Mottana

L'EVOLUZIONE

Prima non c'è niente, poi qualcosa, poi un po' di più, e adesso ci siamo noi. Ivan